La tavola è cultura, alla scoperta dell’origine dei Biscotti Garibaldi

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Prosegue il nostro viaggio alla scoperta della storia e del significato dei piatti e delle pietanze più famose, delle quali spesso ignoriamo l’esatta origine ed il significato etimologico.
 
Oggi vi spieghiamo l’origine dei Biscotti Garibaldi.

 
IL DOLCE – I Biscotti Garibaldi sono di origine inglese e vengono chiamati così in onore di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), artefice dell’unità d’Italia, in seguito alla sua trionfale visita in Inghilterra nel 1864. Lì popolari da 150 anni, sono sandwich dolci composti da biscotti rettangolari con una farcitura di uvette schiacciate, consumati con il tè.

 
ORIGINI STORICHE – Nel 1854 Giuseppe Garibaldi andò a Tynemouth vicino a Newcastle nel nord dell’Inghilterra. La visita del Generale fu così popolare che decisero di dedicargli un biscotto, così il ‘Garibaldi’ è nato. All’inizio furono prodotti da Peek Frean e sono stati, e lo sono ancora, una merenda popolare con il tè. Il biscotto sembra un tramezzino, formato da due biscotti oblunghi sottili con i ribes nel mezzo.

 
INGREDIENTI
•    70gr di burro appena tolto dalla frigorifero
•    70 gr di zucchero
•    275gr di farina tipo ‘00’
•    2.5 cucchiaini di lievito in polvere
•    Un pizzico di sale
•    185gr di uva sultanina tritata
•    70ml di latte
Per spolverare:
•    1 uovo, leggermente sbattuto
•    Un cucchiaio di zucchero semolato

 
PREPARAZIONE
•    Tagliate il burro a cubetti e mettetelo nella terrina con lo zucchero e il sale.
•    Setacciate la farina e il lievito nella terrina.
•    Lavorate gli ingredienti velocemente con la punta delle dita fino a quando la miscela sembra come briciole di dimensioni uniformi (è possibile utilizzare un robot da cucina per questo, ma è preferibile sporcarsi le mani!).
•    Aggiungete 60 grammi di uva sultanina tritati, poi aggiungete il latte a poco a poco fino per ottenere un impasto.
•    Avvolgetelo ermeticamente nella pellicola trasparente e lasciatelo riposare in frigo per 30 minuti.
•    Dividetelo in due pezzi e stendete ogni pezzo sulla carta da forno con uno spessore di 5 mm.
•    Se avete abbastanza tempo, metteteli in frigo a raffreddare per altri 10 minuti (ma questo non è essenziale).
•    Cospargete il resto dell’uva sultanina oltre il primo foglio d’impasto. Mettete con cura l’altro foglio sopra.
•    Passate un mattarello sopra la parta superiore una volta per appiattirlo. Poi mettetelo in frigo per altri 10 minuti.
•    Preriscaldate il forno a 190C.
•    Tagliate l’impasto a strisce rettangolari, ma non separatele.
•    Spennellate la parte superiore del’impasto con l’uovo sbattuto e cospargete tutto di zucchero.
•    Cuocetelo in forno per 15 minuti, o fino quando è dorato.
•    Lasciatelo raffreddare sulla teglia da forno per pochi minuti, poi trasferitelo su una graticola.
•    Quando è freddo separatelo per fare i biscotti.
Una volta freddi questi durano per una settimana in un contenitore ermetico. Sono serviti con una tazza di tè. Mio padre ha un debole per un paio di questi per la prima colazione.
 
29 maggio 2015

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Lucullo

Sono stato un importante rappresentante del ceto aristocratico, dalla profonda cultura e dalle grandi qualità di comandante militare. Per uno strano paradosso, sono passato alla storia soprattutto per la mia grande passione per il cibo e l’arte del banchettare. Ancora oggi ad un pasto particolarmente ricco e abbondante viene assegnata la definizione di pranzo “luculliano”, in ricordo dei banchetti fastosi con cui ero solito intrattenere i miei amici. In questo blog, vi guiderò alla scoperta dell’origine e del significato dei più celebri e gustosi piatti della tradizione culinaria mondiale per comprendere, oltre al gusto, il significato che si cela dietro alla definizione delle più buone pietanze e specialità della cucina di tutto il mondo. Inoltre, ripercorreremo insieme la storia della cultura della tavola, come è cambiata e si è evoluta nel corso dei Secoli: scopriremo abitudini, usi e costumi, dai grandi banchetti alla cucina tradizionale. Perchè di cultura si mangia e si è mangiato…

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